Vie ferrate, rifugi e alpin madness

Domenica, ore 8 e un quarto, io e Marco siamo già all’attacco del troj 650 che ci porterà al sentiero Re di Sassonia e per questo al Rifugio Corsi, il programma del giorno prevede l’Anita Goitan da forcella Mose’ fino a forcella Riofreddo, risalita a forcella Vallone e discesa del vallone di Riobianco, un giretto da 8-9 ore giusto per smaltire i tanti, troppi aperitivi della settimana lavorativa, cosa non si fa per la salute, eh. Stavolta mi sono organizzato bene, sacca idrica da due litri, set leggero da via ferrata e bastoncini da trekking nuovi fiammanti superleggeri in alluminio aeronautico da 169 grammi l’uno, che ancora non sapevo ma diventeranno i protagonisti assoluti nel bene e nel male dell’intera gita. Saliamo spediti per la bella traccia nel bosco fino a incrociare il sentiero fatto allestire due secoli fa dal fortunato signorino di cui sopra fino a sbucare nei mughi sotto il rifugio Corsi con magnifica vista sul gruppo dello Jof Fuart, siamo nel cuore delle Alpi Giulie e dopo tanti anni mi cimento di nuovo con una via ferrata che attraversa su cenge spettacolari ad una quota di 2200-2400 metri tutto il versante meridionale dello Jof Fuart, Madri dei Camosci. Innominata e Cima di Riofreddo, una specie di Kugy revival dopo vent’anni passati nei boschi a bassa quota. Arriviamo al Corsi dopo due ore e qualcosa, ci buttiamo sul primo tavolo fuori dal rifugio con l’intenzione di bere e mangiare qualcosa in vista delle fatiche che ci aspettano ancora, mettiamo lo zaino sulla panca e appoggiamo i bastoncini superfighi al tavolo, i gesti soliti in questi frangenti e niente di più, vicino a noi solo pochi escursionisti vista l’ora mattutina, A questo punto aspettiamo soltanto che esca qualcuno dal rifugio a prendere le ordinazioni, o almeno è quello che uno si aspetta di solito in simili circostanze, beh, non avevamo fatto i conti con l’Alpin Madness che colpisce alcuni gestori di rifugio a rischio, dev’essere una sindrome sviluppata negli ultimi anni visto che non ne avevo mai sentito parlare fatto sta che si avvicina questo tizio e dopo averci rivolto un “Benvenuti” detto senza alcuna empatia ci intima con uno strano tono arrogante di appendere i bastoncini ai ganci al muro del rifugio, e io che pensavo servissero per i loden. Sarà il solito neo trekkinista in vena di farsi i c@xxi degli altri a piacimento, penso,  ma mi sbagliavo di grosso, si trattava del Gestore del Rifugio addirittura in persona, o meglio della caricatura del Gestore con tanto di bandana in testa e maglietta Montura, piglio autoritario del tipo “Questo Rifugio è mio e tu devi fare cosa dico io perché se no ti caccio” e quel che è seguito a pensarci ancora adesso è stato un vero delirio paranoico di invettive contro due poveri cristi che volevano solo sedersi cinque minuti a tirare fiato. Disorienati da un simile comportamento siamo costretti a rimettere lo zaino in spalla e proseguire sul sentiero in salita con il tipo che ci segue continuando a sproloquiare insensatezze, mai capitata una cosa simile in trentacinque anni che giro per le montagne, a ripensarci sarebbe stato bello vedere un Mauro Corona con canotta e bandana che rispondeva a tali cortesie per gli ospiti, ammazza che inizio di giornata!

Per fortuna il sentiero Anita Goitan poi ci ha risollevato il morale, una bellissima traversata che rispetto alla ben più difficile Cengia degli Dei che attraversa il lato settentrionale della montagna si potrebbe definire la Cengia dei Comuni Mortali, l’andare per cenge sulle Alpi Giulie qui come sul sentiero Ceria-Merlone è come camminare sospesi nel vuoto, unico appunto qualche tratto disattrezzato non proprio simpatico da fare in discesa visto il ghiaino sulle rocce e l’esposizione, ma forse è colpa nostra visto che abbiamo fatto il giro nel senso contrario a quello consigliato.

Alla fine della ferrata decidiamo che ne abbiamo abbastanza, sono sei ore che andiamo avanti senza mangiare niente o quasi e allora non risaliamo a forcella Vallone ma scendiamo a fondovalle per malga Grantagar su ottima strada cementata, il gps dice 10:00:10 di tempo totale, 19,19 km e 1680 metri di dislivello,  le tagliatelle al goulasch e il frico al Laghetto in Val Raccolana sono il toccasana ideale, di sicuro che al “Rifugio” Corsi non ci fermeremo mai più neanche a far fare pipì al cane.

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