Namlen

Un’altra bella cimetta invernale delle nostre prealpi, facile e altamente panoramica, la vista sul Canin da qui è spettacolare e quindi è quasi obbligatorio scegliere una bella e fredda giornata di dicembre o gennaio. Naturalmente le ore migliori sono quelle della mattina presto, impossibile per i fotografi pigri come me, oppure le due-tre del pomeriggio, poi però devi darti una mossa a scendere per non fare notte, per rientrare a Subit ho scelto la strada asfaltata ancora innevata che da’ meno problemi così i 10 km di camminata sono garantiti, per smaltire gli eccessi natalizi è l’ideale.

Mali Vahr

Amo le Prealpi Giulie con la prima neve, sono la porta d’ingresso ideale per entrare nella dimensione invernale della montagna friulana, dislivelli contenuti ma panorami di prim’ordine, poco distanti dalla pianura ma già belle toste e per niente banali. Il Mali Vahr è la cima più occidentale della catena del Granmonte ed è curioso che il toponimo di origine slovena significhi Cima Piccola. Una domenica di dicembre mentre giravo in auto dalle parti di Monteaperta con la mia attrezzatura cine mi sono imbattuto in una tabella di un nuovo sentiero che parte dalla chiesa prima del paese e sale in diagonale verso la cresta sommitale. Dopo un po’ che cammino incontro un tipo del posto che guarda caso è il responsabile della pulizia del sentiero e dei cartelli segnavia, ci scambio due chiacchiere e così vengo a sapere che la traccia conduce proprio al lunghissimo costone che scende dal Mali Vahr ben visibile dalla pianura soprattutto quando è innevato, è una vita che dico di andarci e non l’avevo mai fatto prima, guarda tu la coincidenza. Naturalmente arrivare in cima non rientrava nei miei piani, vuoi l’ora, vuoi le condizioni della neve ma sopratutto perché non c’era nessuna volontà di voler conquistare la vetta, certe volte è meglio fermarsi a metà a godersi il panorama. Così ho fatto, tra foto, video e dronate varie un’ora abbondante è passata e il sole a dicembre al pomeriggio ha fretta di scendere, è meglio rientrare in tempo prima del buio che poi tanto caldo non fa, nonostante il poco dislivello la gita è stata di sicuro altamente remunerativa.

Jof di Sompdogna

Domenica mattina di settembre, ieri ha piovuto su tutte le montagne friulane, oggi in pianura il tempo è nuvoloso ma sembra che sul Tarvisiano ci sia un po’ di sole, carico lo zaino fotografico in macchina diretto a Sella Sompdogna, se ho fortuna dallo Jof qualche filmatino interessante lo porto a casa, magari con la gopro e la nuova lente anamorfica da pochi soldi appena arrivata, chissà che cinesata. Arrivo al parcheggio, lo zaino bello pesante sulla schiena e parto in salita sul sentiero SeiUnoZero, una ragazzina del posto sta dipingendo su un cartello in lamiera “Jof di Som…”, saluto e passo oltre, non che ci siano dubbi sulla traccia da salire ma apprezzabile il gesto comunque. La salita non è lunga però il nuovo sentiero rifatto dopo le alluvioni degli anni scorsi è un po’ brutale e per i primi 150 metri ti mette a dura prova, incontro un altro fotomaniaco e parliamo un po’ di obiettivi e varie amenità (ciao Giorgio!), dopo riprendo a salire nell’ora che tutti gli altri scendono come piace a me, e una volta affacciato sul versante sud posso finalmente sbizzarrirmi per un paio d’ore a filmare e far volare il drone, il Montasio fra le nuvole basse che vanno e vengono è uno dei miei soggetti preferiti ma la domanda di un curioso signore ” cosa sta fotografando?” mi spiazza, credevo fosse abbastanza evidente e invece per qualcuno non dev’essere così.

Alla fine della giornata il bilancio è più che positivo, la lente da quattro soldi è una piacevole scoperta che mi ha introdotto nel magico mondo dell’anamorfico, le riprese del mini drone sono sempre sorprenderti e nonostante la foschia ho portato in cascina anche un filmato della lontanissima Studence, il nevaio nell’alta Spragna sotto le pareti della Cima de la Puartate, il Nikkor 135 duplicato è servito a qualcosa anche oggi.

No, non è un lavoro anche se gli assomiglia, per me è solo un passatempo, but I like it.

Creta di Riosecco

Le 5 di pomeriggio della prima domenica di settembre, me ne sto seduto all’ombra bevendo dalla borraccia che ho riempito da una piccola sorgente lì accanto, davanti a me la splendida e verdissima Valle di Aip nell’ultima ora di sole della giornata, nessuno in giro, è il momento giusto per l’ultimo voletto del Mini 2. Oggi gita XAdventure, come dicono i francesi, metà in bici e metà a piedi, e me la sono proprio goduta, nessun intoppo logistico, nessun fastidio fisico né guasti meccanici alla bici, poteva anche capitare. Non sono arrivato in cima alla Creta di Riosecco ma sono partito senza una meta ben definita, salito in sella alla bike dall’agriturismo Malga Rio Secco, esattamente come cinque mesi fa quando avevo gli sci ai piedi, sulle spalle uno zaino pericolosamente ingombrante ma voglio arrivare alla Casera di Aip e da lì mollare la bici e sciropparmi a piedi la ripida grebanaria per il bivacco Lomasti e il sentiero che taglia il versante NO della Creta di Pricotic per arrivare alle banconate bianchissime di roccia levigata, doline, mulattiere intagliate nella pietra e tutto il meglio del carsismo d’alta quota della Creta di Riosecco. Lasciato a sinistra il 432 per la Forcje dai Claps ho girovagato in lungo e in largo per queste lande desolate (?) per almeno un paio d’ore, la cima 150 metri più su neanche mi attirava, mai stato un collezionista di bollini.

E dopo una giornata piena “Into the Aip” e non c’è più nessun’anima in giro cosa c’è di meglio che inforcare la tua fighissima ebike che hai debitamente nascosto fra i mughi e buttarsi giù a valle in picchiata con le mucche al pascolo che si girano al tuo passaggio incuriosite dal fischio del motore Shimano, il meglio dei due mondi.

Anello del Chiadenis

Bellissima gita che non ha nulla da invidiare ad un giro in Dolomiti, boschi, ghiaioni, cenge, nevai, pareti a picco, fra tutte quella di Cima Cacciatori sulla quale Fessura Sud-Sud-Ovest mi cimentai da giovane alpinista con un certo successo, altri tempi. La Forcella delle Genziane da sola meriterebbe un’escursione, ma è veramente difficile scegliere fra questa e il Passo Cacciatori o il Passo Sesis, tutte mete super panoramiche e adatte ad una scarpinata estiva. Fa un certo effetto per un biker arrivare al Passo Sesis e non indirizzare la bici verso la Val Fleons, per una volta mi è toccato scendere a piedi al Calvi e poi al parcheggio, certo avere con se’ uno sherpa anche qui da noi non sarebbe una cattiva idea ;).

Un martedì di giugno in Tre Cime

Uno pensa, la strada delle Tre Cime è chiusa per lavori per ancora tre giorni e quindi lassù non ci sarà nessuno conoscendo il tipo di “clienti” che ci arriva ogni estate con la propria auto, e invece niente di più sbagliato, i rifugi (rifugi?) sono già aperti con i gestori che già si lamentano sui giornali locali delle disdette e del minor gettito in entrata, poi si vede gente che cammina in ogni dove, zero mascherine all’aperto, stradina semi affollata del Lavaredo compresa, speriamo bene. Giornata completamente dedicata alle riprese foto/video salendo per il sentiero 101 discretamente frequentato e poi a zonzo sotto le famose vette alla ricerca di un angolo tranquillo per liberare l’Ansel Adams che c’è in ognuno di noi. Treppiede e Blackmagic sempre in mano, panini e birra fresca nello zaino, bello non avere assilli di cime da raggiungere e tempi da rispettare, li lasciamo volentieri agli ultrarunner che nel weekend invaderanno queste lande per la temibile Lavaredo Ultra Trail che solo a pensarci mi viene il mal di schiena. Direi che l’estate comincia bene, meglio preparare qualche rito scaramantico contro eventuali altri lockdown, anche voodoo andrebbe bene purché’ funzioni.

Poviz in the Rain

Il giro del Poviz, con la salita del sentiero 637 fin sotto alla spettacolare parete Ovest del Robon e la discesa sul 636 a Sella Nevea, l’avevo già fatto nove anni fa con tanto di mtb in spalla, roba da matti a ripensarci, anche se un senso ce l’aveva vista la superlativa e tecnica discesa della mulattiera di guerra, anzi, non contento quella volta ero salito fino a Sella Prevala per massimizzare il divertimento. Domenica invece mi sono accontentato di una semplice camminata in compagnia della nuova attrezzatura video e la pioggia finale non ha intaccato la soddisfazione della gita.

Sentiero 731

Strana la vita. Ieri mattina stavo svolgendo la mia seduta di fisioterapia escursionistica sul crinale del monte Nische sopra Sella Canizza seguendo il sentiero 731, nella mano destra un bastoncino e nell’altra la Blackmagic Pocket afferrata per il top handle, alla ricerca dell’inquadratura migliore per una delle tante riprese della giornata quando un rumore familiare mi fa voltare di scatto, toh, un biker xc su una nera Canyon che scende dal troj tutto bello concentrato, lo saluto ma il tipo è evidentemente in piena trance agonistica e mi risponde come può. Cioè, dico, mi sarà capitato centinaia di volte una cosa simile negli ultimi venticinque anni (bicidimont.wordpress.com per chi non lo sapesse) solo che tutte le volte ero io il biker!!! E’ un po’ come incontrare Mr. Robot mentre sei Elliot Alderson nella sua versione analogica (vedi Mr. Robot stagione 2 episodi 1&2),  il tranquillo andare dell’escursionista contro l’adrenalina dei single track in piedi sui pedali, due visioni della montagna che non sempre sono andate d’amore e d’accordo. Una cosa è certa: il tizio non l’ho invidiato neanche un po’ perché nelle 3 o 4 volte che mi sono avventurato qui sul 731 con la bici ogni volta è stato un massacro, salite durette, cresta infinita in continuo saliscendi e discese al limite del divertimento, molto meglio a piedi cazzeggiando con la Bmpcc. Questione di età, probabilmente.

 

Tiliment

Piu’ che di terzomeno qui si dovrebbe parlare di elementare, ma una camminata sul greto del Tagliamento nei pressi di Pinzano è tutto quello che oggi mi posso permettere a due mesi dall’incidente sul Kotovo Sedlo quando un sasso bello grosso ha mirato con precisione il mio piede destro infilato nello Scarpa Alien mentre salivo la mattina presto il canalone con gli sci in spalla:  frattura del terzo metatarso come risultato, il male minore a ripensarci, e in ogni caso sempre di terzo si tratta.

In questi due mesi passati fra divano e prime camminate ho pensato bene di cambiare attrezzatura foto-video e venduta mirrorless e gopro son passato al pianeta Blackmagic, Bmpcc per gli amici, e alle meraviglie delle riprese in formato raw, proprio tutta un’altra cosa rispetto al solito modo di girare un video. Oggi ho fatto anche i compiti per casa, giusto un test minimo che però rende bene l’idea del mezzo e si spera sarà seguito da altri con un po’più d’azione, nel frattempo mi tocco che non si sa mai.