Creta di Riosecco

Le 5 di pomeriggio della prima domenica di settembre, me ne sto seduto all’ombra bevendo dalla borraccia che ho riempito da una piccola sorgente lì accanto, davanti a me la splendida e verdissima Valle di Aip nell’ultima ora di sole della giornata, nessuno in giro, è il momento giusto per l’ultimo voletto del Mini 2. Oggi gita XAdventure, come dicono i francesi, metà in bici e metà a piedi, e me la sono proprio goduta, nessun intoppo logistico, nessun fastidio fisico né guasti meccanici alla bici, poteva anche capitare. Non sono arrivato in cima alla Creta di Riosecco ma sono partito senza una meta ben definita, salito in sella alla bike dall’agriturismo Malga Rio Secco, esattamente come cinque mesi fa quando avevo gli sci ai piedi, sulle spalle uno zaino pericolosamente ingombrante ma voglio arrivare alla Casera di Aip e da lì mollare la bici e sciropparmi a piedi la ripida grebanaria per il bivacco Lomasti e il sentiero che taglia il versante NO della Creta di Pricotic per arrivare alle banconate bianchissime di roccia levigata, doline, mulattiere intagliate nella pietra e tutto il meglio del carsismo d’alta quota della Creta di Riosecco. Lasciato a sinistra il 432 per la Forcje dai Claps ho girovagato in lungo e in largo per queste lande desolate (?) per almeno un paio d’ore, la cima 150 metri più su neanche mi attirava, mai stato un collezionista di bollini.

E dopo una giornata piena “Into the Aip” e non c’è più nessun’anima in giro cosa c’è di meglio che inforcare la tua fighissima ebike che hai debitamente nascosto fra i mughi e buttarsi giù a valle in picchiata con le mucche al pascolo che si girano al tuo passaggio incuriosite dal fischio del motore Shimano, il meglio dei due mondi.

Sciatori del terzo tipo

Mi piace sciare nei mesi senza la “r”, è un po’ come la regola del non prendere troppo sole in testa da gennaio ad aprile, la salute innanzitutto. Alcune delle miei più belle sciate le ho fatte in primavera inoltrata da maggio in poi, Bivera, Kotovo Sedlo, Oberlercherspitz, Cima Piatta Alta addirittura a metà giugno, per non parlare dell’Höher Sonnblick salito e sceso il primo giorno di luglio di diversi anni fa. Quest’anno poi che l’innevamento è a dir poco eccezionale e le condizioni in quota sono perfette fa parte del gioco partire con gli sci sullo zaino, camminare per un bel po’ dell’itinerario senza più neve e solo da metà in poi, se va bene, calzare gli sci e salire con le pelli, spesso non servono neanche quelle e si sale a piedi sci in spalla fino in cima. La Val Sissanis offre a metà maggio una bella scivolata sui suoi facili pendii rivolti ad est non troppo cotti dal sole, in basso la neve ha già l’aspetto dei tipici nevai estivi a conchette e finita anche quella si rimettono gli sci sullo zaino e ci si rilassa con una bella scarpinata nel bosco ormai in assetto estivo prima della birra fresca finale. Probabilmente è a causa del lockdown, quest’anno la montagna si apprezza quasi di più e non servono grandi imprese, anzi, anche una camminatina sui sentieri ci soddifa più del solito, qualcuno la chiamerebbe astinenza neanche fosse una malattia, e lo si vede dalle facce della gente che s’incontra sui sentieri, tutti contenti di essere scappati dalle terre basse.

Sernio spigolo Nord Ovest

Diversificare, la magica parolina che in economia risolleva le sorti di un’azienda ma che riferita ai propri svaghi dopolavoristici è un semplice incitamento ad estendere le propria attività ludiche in settori nuovi o abbandonati anni prima, in poche parole basta solo pedalare in mtb e vediamo qualche volta di andare in montagna a piedi che fa bene alla salute e magari tornare a mettere le mani sulla roccia come ci piaceva tanto tempo fa.

L’idea dello spigolo Nord Ovest del Sernio viene da Marco, i giri in montagna che predilige devono avere un dislivello minimo di 1500 metri, almeno sei ore di  durata, una qualche ferrata o arrampicatina e possibilmente almeno un ravano su terreno infido tipo cenge friabili ed esposte altrimenti non si diverte. La prima domenica è troppo caldo, 38° in pianura e la scampo facilmente. La seconda piove, perfetto, posso tornare a dormire. La terza, non ho più scuse, eppoi ho voglia sul serio di testarmi su una salita di secondo grado slegato dopo anni di sentieri nel bosco in sella alla bici, alla peggio torno sui miei passi e buonanotte.

E’ andato invece tutto bene, caldo e sete infame a parte, ma per questo abbiamo  rimediato alla grande con le birre del rifugio Grauzaria,  i passaggi d’arrampicata mai veramente esposti e le difficoltà discontinue  hanno reso la salita piacevole ed interessante, mai banale e consigliabile agli amanti di questa forma di alpinismo facile fuori dai soliti percorsi.

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Lanza Ski Game

La sciata perfetta? Facile e bella su firn primaverile, no canali ghiacciati, picche e arnesi chiodati sotto i piedi, per quello abbiamo già dato. L’importante è scegliere una cimetta, meglio se insignificante dal punto di vista alpinistico, con un bel pendio esposto al sole, aspettare l’ora esatta quando la neve molla quel paio di centimetri dopo la gelata notturna e poi lanciarsi in slalom improvvisati fra i radi larici, arrivare giù e poi risalire per il bis, perché two is meglio che one.

Lo scialpinismo è morto, viva il backcountry.