Con Luigino, lo sapevi prima di partire, era pioggia assicurata. Il fatto è che partivamo, era l’aprile del 1993, per la mia prima ski route, cinque giorni nelle Ötztaler Alpen e, lo scoprimmo già il secondo giorno, a 3000 metri questo voleva dire nevicate e quel simpatico fenomeno del whiteout che con gli sci ai piedi non è proprio il massimo, non vedi niente e perdi tutti i riferimenti spaziali, non ti rendi conto neanche se stai salendo o scendendo, ci avremo purtroppo fatto l’abitudine.
Il primo giorno io, Luigino e Bruno salimmo alla Palla Bianca da Maso Corto per la bellissima, a dispetto del nome, Valle delle Frane e il Passo della Sorgente e il meteo per questa spettacolare cima di 3738 metri quella volta ci disse bene, unico giorno di bel tempo della settimana. Della seconda cima salita in traversata, il Fluchkogel, ricordo solo che la discesa fu così corta che alle 11:30 eravamo già alla Vernagthütte a bere la prima birra, poco male perché il tempo era già peggiorato. Il terzo giorno ci aspettava la cima più alta della ski-route, la Wildspitze 3770 metri, forse la più frequentata del gruppo grazie alla serie di impianti che ne facilitato l’accesso. Anche senza guida qui non ti perdi, basta seguire le abbondanti tracce per scendere il ghiacciaio Mittelbergferner fino alla Braunschweiger Hütte, noi decidemmo di non pernottare lì ma di continuare fino al Rettenbachjoch per scendere a Sölden godendo di una finestra di bel tempo e di una sciata in neve fresca da sogno. Qui incontrammo degli svizzeri e sciammo con loro sul Rettenbachferner, dove ogni ottobre inizia la Coppa del Mondo di sci. Ci offrirono anche un passaggio con il loro pulmino fino a Sölden da dove con un taxi ci spostammo a Vent dove passammo la notte.
L’indomani, di nuovo con il brutto tempo, avevamo un solo compito: salire al rifugio Similaun per poi il giorno finale guadagnare l’a cima omonima’omonima cima e scendere in Val di Fosse dove sperimentammo il più brutale whiteout in discesa nella Vedretta della Grava, esperienza tosta che ci fece capire l’importanza fondamentale della bussola. Peccato per la poca neve rimasta, la sciata si ridusse della metà e a Casera di Fuori arrivammo con gli sci in spalla sotto una pioggerellina insistente. Si concluse così una settimana molto intensa e anche formativa e forse la più bella esperienza con gli sci mai fatta grazie anche ai miei compagni di gita Bruno e Luigino.



























