Un’altra gita dei primi anni ’80, ero fresco di corso roccia, allenato da tante camminate e con tanti giorni liberi durante la settimana. Mi ero fissato nel fare da solo qualche bel giro in montagna di due giorni con pernottamento in bivacco, la Via Amalia o Via dei Cacciatori Italiani come veniva definita dal Buscaini, la bibbia di quegli anni, era una di queste. Un pomeriggio d’estate il treno, perchè di auto all’epoca non se ne parlava, mi scarica a Valbruna, poi in autostop fino a Malga Saisera o quasi e da lì per il sentiero al Bivacco Stuparich , dove, con mia grande sorpresa, non c’è nessuno, perfetto, penso, così mi godo il bivacco tutto per me. Cena frugale e poi non è ancora buio che mi butto in branda per alzarmi prestissimo l’indomani, senonchè dopo un po’ vengo svegliato dal rumore della porta che si apre ed entra qualcuno, addio solitudine. Era un prete di mezz’età, sì, uno di quelli che amavano camminare in montagna su facili sentieri, niente alpinismo, e mi dice che vorrebbe fare la Via Amalia ma solo se in compagnia di qualcuno più esperto, io sul momento al pensiero di fare da guida ad un predi mi vien da sorridere, però… perchè no, in fondo avevo anch’io imparato solo da qualche anno i primi rudimenti di montagna da altri più esperti di me e forse era il momento di fare la mia parte, e allora va bene, gli dico che, se si fida, l’indomani andremo su assieme, di cordini e moschettoni ne avevo giusto un paio e quello bastava, non c’erano kit da ferrata, imbraghi, casco e guanti come oggi ma un semplice bulino in vita e un’asola per il moschettone.
Della giornata seguente mi ricordo la tanta voglia di Giulie, i miei incitamenti all’occasionale compagno, il nome l’ho però dimenticato, il quale, con una certa fatica, affrontava i ripidi tratti attrezzati iniziali che senza di me non avrebbe osato affrontare, la sua borraccia militare con metà caffè e metà vino rosso che mi passava dopo i passaggi più tosti, miscela segreta che ci diede non so se più energia o più strordimento. Arrivati alla cengia del Bivacco Suringar eravamo tutti e due entusiasti, in me l’ulteriore soddisfazione di aver fatto da “guida alpina della domenica” per la prima volta in vita mia. Il premio che mi spettava era nientemeno che un passaggio in auto dai Piani del Montasio fino alla porta di casa perchè, pensa che culo, la sorella del prete era già d’accordo di venire in auto alle malghe del Montasio, non ricordo in un’era senza messaggi o uotsapp come funzionò la cosa, intanto mi risparmiò la discesa a piedi fino a Sella Nevea e lo sbattimento di trovare un passaggio fino a Chiusaforte, niente male davvero.








